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Cambiamo Noi

Durante la mattinata di sabato 10 agosto  in piazza San Giovanni eravamo presenti con il nostro banchetto con i simboli del nostro movimento e con quelli della " Rosa"  per raccogliere le firme di alcuni dei numerosi referendum della campagna "Cambiamo noi". E' stata una balla esperienza: i soliti disinteressati o frettolosi, che non ci hanno degnato di attenzione ma anche passanti che senza fermarsi che esprimevano stupore nel vedere la rosa socialista ( nello specifico del partito socialista europeo) salutandoci con un :" ma ci siete ancora ?" o con :" ma il Partito Socialista esiste ancora ?" ; altri che si sono fermati e quasi con commozione e orgoglio ci hanno confidato di essere felici di vederci li, presenti e attivi; altri ancora si sono fermati per criticarci ( ma a noi per formazione non dispiace il confronto, anzi lo riteniamo una manifestazione di interesse); in tanti hanno firmato.
Ci ha fatto piacere vedere anche molti turisti europei ( tedeschi, francesi e norvegesi) fermarsi e farsi le foto sotto la bandiera del P.S.E. ( partito socialista europeo) e congratularsi con noi. I valori riformisti nel resto del continente sono fortemente rappresentati dalle varie espressioni del Partito Socialista Europeo che ne è la casa comune. In Italia oggi solo il" piccolo" PSI aderisce a questi valori di progresso sociale e culturale  di riformismo di respiro europeo e ovviamente a Imperia c'è anche Imperia di Tutti Imperia per Tutti !

Abbiamo raccolto le firme soprattutto relativamente a 3 quesiti:

Divorzio breve. Per eliminare i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio. Vogliamo che si diminuisca il carico sociale e giudiziario che grava sui cittadini e sui tribunali in termini di costi e durata dei procedimenti. Il referendum elimina i tre anni di separazione obbligatoria prima di chiedere divorzio, la cui domanda potrebbe essere fatta contestualmente alla separazione. Effetti: riduzione del carico giudiziario e sociale connesso alla durata dei procedimenti di divorzio.
Immigrazione: abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare. Per abrogare il reato di clandestinità, un reato aberrante che punisce una condizione anziché una condotta; e per eliminare quelle norme che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti.
Il primo quesito che abroga l'articolo 10 bis, del T.U. sull'immigrazione, cancella la norma che introduce un reato aberrante che criminalizza una condizione anziché una condotta. Il secondo quesito abroga quelle norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei datori di lavoro (creando l’effetto “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani) oppure che li obbliga al lavoro nero o al servizio della microcriminalità. Il referendum infatti prevede l’abrogazione degli articoli 4 bis e 5 bis del testo unico immigrazione, entrambi incidenti sul permesso di soggiorno perché legano indissolubilmente la possibilità di restare nel nostro paese - anche di cittadini da anni in Italia - alla stipula di un contratto di lavoro. Si tratta in sostanza di eliminare le due norme più restrittive che hanno caratterizzato il pacchetto sicurezza del 2009 fortemente voluto da Maroni e la legge Bossi-Fini del 2002, per ritornare almeno ad un regime simile a quello introdotto dalla legge Turco-Napolitano del 1998. Secondo il Dossier Caritas 2012, nell'ultimo anno i permessi di soggiorno non rinnovati sono stati 263mila superando il numero dei permessi rilasciati. La maggioranza di queste persone non avrà rinunciato alla speranza che li ha fatti partire, ma sarà rimasta in Italia, alimentando l’area dell’irregolarità e le perdite anche economiche del mancato introito fiscale.  È la Fondazione ISMU a stimare che ogni immigrato regolare versa in media quasi seimila euro l’anno tra tasse e contributi. La regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse.

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